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, novembre 1,2015

La Darbia: la vendemmia del Nebbiolo

La Darbia: la vendemmia del Nebbiolo
Anche quest’anno, proprio come tutti gli anni, ho avuto la fortuna di poter partecipare allo splendido rituale della vendemmia, un evento imperdibile per tutti gli amanti del vino. La raccolta dei grappoli è la fase più importante, perché attesa a lungo, ma già penso al giorno in cui questi grappoli finiranno in un bicchiere sotto forme di nettare: il mio vino, il nebbiolo, che si presenta con il suo tipico colore rosso rubino ma sempre con i suoi riflessi granata, che giorno dopo giorno crescono con l'invecchiamento. Il suo aroma cosi intenso mi riporta alla mente la viola e la confettura di frutti rossi.
Come ogni anno riconosco il colore dei filari e delle foglie ingiallite che cominciano a cadere appesantite dalla rugiada del primo mattino, quando la nebbiolina trasformate in albergo diffuso e a cantina del Nebbiolo. Eccoli finalmente i grappoli violacei, arrivati dopo una estate davvero molto calda, che li ha messi a dura prova dopo le abbondanti piogge del mese scorso.

I compagni storici, quelli che ci sono sempre qualsiasi cosa accada, sono sempre gli stessi: c'è Matteo che si mangia il solito acino come “apertura “ della stagione, Giancarlo che porta da anni le stesse forbici e la stessa cassa rossa della prima raccolta, il Mario che invece rimprovera il cane affinché non faccia pipì su questo terreno benedetto. L’attrezzatura da lavoro è sempre quella: giacconi e scarponi adatti alla situazione. In silenzio stacchiamo e adagiamo ogni grappolo come fosse una reliquia, annusando gli acini che emanano il loro caratteristico profumo.

Ma una domanda la faccio al Valerio: “hai con te una bottiglia di Nebbiolo dello scorso anno per rendere la giornata meno pesante?” Naturalmente sì. Tutti pronti. Si parte e una cassa dopo l'altra si riempie di colore viola, poi avanti da un filare all'altro, spostando i miei piedi tra questa terra che il sole comincia a baciare e riscaldare. I filari si denudano, i grappoli riempiono le casse, la fatica e il primo sudore si fanno sentire, ma l'emozione è sempre la stessa: vibrante e travolgente. Verso le 10 un primo giro di salame e un bicchiere di vino che ha portato Angela.
Ad un tratto il rumore del trattore. Anche Lui inizia a cedere le forze, ma anche lui – come noi – è sempre pronto a caricare casse di acini di prezioso Nebbiolo.

Ma perché si chiama Nebbiolo? E subito ecco il Mario che risponde raccontando la leggenda più diffusa circa le origini di questo prezioso nettare: si dice che un monaco, che coltivava un piccolo orto e una piccola vigna, un mattino li trovò naturalmente avvolti da una fitta nebbia, che solo La Darbia ci sa regalare in certe giornate d'autunno e d'inverno. Subito pensò che il Signore lo volesse premiare per la sua passione e devozione e per ringraziarlo iniziò a pregare. Quando poi arrivò il periodo della vendemmia, la nebbia si alzò come di incanto e scomparve tra i raggi del sole, lasciando sui grappoli maturi una sostanza cerosa, la pruina, che li faceva brillare come diamanti.
Forse è solo una leggenda, ma così poetica e adatta a fredde mattine di vendemmia he la prendo per buona.
Sono le 15,30. Anche quest'anno abbiamo portato a termine la nostra missione. Sono orgoglioso di questo nostro primo giorno e il mio cuore è gonfio di emozioni. Ora i miei grappoli riposano e iniziano il ciclo che li porterà a rilasciare il buon vino.
In alto i calici, nasce il Nebbiolo!

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